Crepe, distacchi e bolle nei pavimenti in resina: cause reali, segnali e prevenzione

Crepe, distacchi e bolle nei pavimenti in resina: cause reali, segnali e prevenzione

Crepe, distacchi e bolle sono tra le contestazioni più ricorrenti nel mondo dei pavimenti in resina e dei rivestimenti continui, anche nel microcemento (decorativi). Ma c’è un equivoco che va chiarito subito: questi difetti non sono un destino inevitabile né una “caratteristica della resina”. Sono quasi sempre il risultato di una catena di cause tecniche riconoscibili, e quindi prevenibili.

Quando un pavimento in resina fallisce, raramente è per “colpa del materiale” in senso generico. Più spesso il problema è a monte: valutazione incompleta del supporto, preparazione insufficiente, umidità non gestita, ciclo applicativo impostato con logiche di prezzo/tempi anziché con logiche prestazionali, oppure documentazione contrattuale poco chiara su stratigrafia, spessori e criteri di accettazione.

Un caso tipico: fessure per sovrapposizione su piastrelle

Uno scenario frequente è la sovrapposizione su piastrelle esistenti. È un intervento possibile, ma solo se trattato come progetto e non come scorciatoia.

I fallimenti più rapidi (anche dopo pochi mesi) si verificano spesso quando:

  • la preparazione meccanica delle piastrelle è insufficiente o assente;
  • si usano strati cementizi (collanti/rasature) come “base” senza impostare un vero ciclo resinoso strutturato;
  • lo spessore finale di resina è troppo ridotto rispetto alle sollecitazioni reali e al comportamento del supporto;
  • non sono state gestite correttamente tensioni, giunti, discontinuità e condizioni di esercizio.

In questi casi non si sta realizzando un sistema resinoso progettato: si sta realizzando un rivestimento fragile, molto esposto a delaminazione e fessurazione, e quindi a contestazione.

Crepe e distacchi: la fessura spesso è un sintomo, non la causa

Quando compaiono crepe sul rivestimento, la domanda corretta non è “la resina è rigida?”, ma: il sistema è solidale al supporto?

Molte crepe visibili nascono infatti da perdita di adesione (delaminazione). Se il rivestimento si stacca anche solo localmente, perde appoggio, lavora “a ponte” e tende a fessurarsi. Il difetto estetico diventa la manifestazione di un difetto di ancoraggio o di stabilità del fondo. Succede anche su supporti cementizi.

Cause ricorrenti (in ordine pratico di frequenza)

  1. preparazione insufficiente: contaminazioni, polveri, scarsa ruvidità, supporto non coeso o non bonificato;
  2. supporto instabile o con movimenti residui: fessure attive, massetto non maturo, piastrelle non solidali, deformazioni termoigrometriche;
  3. ciclo non coerente con l’uso reale: sistema sottile scelto per rapidità o prezzo, ma impiegato in condizioni più gravose;
  4. dettagli trascurati: giunti, raccordi, zone di discontinuità, transizioni tra materiali.

Sfatiamo un mito: la rete non “salva” un errore di base
L’armatura può avere un ruolo tecnico, ma non compensa una diagnosi sbagliata del supporto, una preparazione insufficiente o un ciclo incoerente. Se manca adesione o se il fondo è instabile, la rete non trasforma un sistema fragile in un sistema affidabile.

Bolle: non è “aria”, è umidità

Le bolle sono tra i segnali più chiari di umidità non gestita. Raramente trovano altre cause. Il rivestimento resinoso, per sua natura, è poco permeabile: se il supporto contiene umidità residua o subisce risalita capillare, la pressione di vapore o di acqua tende a separare il rivestimento dal fondo. Il risultato sono rigonfiamenti, bolle, distacchi progressivi.

Il caso più critico: risalita capillare

Quando l’umidità proviene dal basso (risalita), il fenomeno può diventare ricorrente e aggressivo. In molti casi entrano in gioco anche sali e reazioni che peggiorano adesione e stabilità nel tempo. Qui non basta “asciugare”: serve una soluzione progettuale compatibile con quel supporto e con quelle condizioni.

Cosa deve fare un professionista prima di applicare

  • verificare l’umidità del supporto con metodi professionali e non “a sensazione”;
  • distinguere tra umidità residua di stagionatura e risalita;
  • progettare il sistema di conseguenza: preparazione, eventuale barriera vapore chimica quando tecnicamente appropriata, oppure sistemi compatibili con supporti umidi quando la barriera non è la soluzione corretta.

La vera riduzione dei contenziosi: chiarezza tecnica e criteri di accettazione

Un’altra causa strutturale di contenzioso non è solo tecnica: è contrattuale. Molte commesse vengono comunicate come “estetica” ma realizzate (o improvvisate) come “sistema”, senza dichiarare elementi fondamentali.

Una proposta corretta dovrebbe rendere chiaro almeno:

  • stratigrafia e funzione degli strati;
  • spessore previsto (range realistico, non promesse vaghe);
  • condizioni e limiti del supporto (cosa è incluso e cosa è escluso);
  • criteri di accettazione e tolleranze (per evitare aspettative irreali);
  • manutenzione consigliata e prodotti compatibili.

Quando questi punti mancano, la valutazione finale diventa soggettiva e si sposta su impressioni e aspettative, con un rischio contestazione molto più alto.

Conclusione

Crepe, distacchi e bolle sono sono segnali tecnici. La differenza tra un pavimento che dura e uno che fallisce sta nel metodo: diagnosi del supporto, preparazione rigorosa, gestione dell’umidità, scelta del ciclo in funzione dell’uso reale, controlli e documentazione. La resina funziona quando viene progettata professionalmente.


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